Il gambero che non fa prigionieri: Procambarus alleni

Il gambero che non fa prigionieri: Procambarus alleni

Il Procambarus alleni, conosciuto anche come gambero della Florida, gambero blu o Electric Blue Crayfish, non ha intenzioni malvagie: non progetta piani malefici, non odia, non si vendica. Però, se lo osservi in acquario o nel suo ambiente naturale, una cosa è certa: è un crostaceo che vive secondo una regola brutale: se entri nel mio raggio d’azione, sei una probabile preda.

Originario della Florida centrale e meridionale, comprese le zone umide delle Everglades, il Procambarus alleni frequenta paludi, fossi, piccoli corsi d’acqua, aree allagate temporanee e ambienti d’acqua dolce lenti o stagnanti. La sua fama per gli appassionati nasce per la colorazione blu elettrico, appariscente, anche se sussistono esemplari che presentano tonalità brune, rossastre o bluastre: chi scrive ne ha alcuni di color rossastro.

La sua indole quasi «malvagia» sta nella sua voracità opportunista. Questo gambero è onnivoro: mangia materiale vegetale, alghe, piante acquatiche, insetti, piccoli pesci, girini e tutto ciò che riesce a catturare o recuperare sul fondo. In pratica è un piccolo spazzino corazzato, ma anche un predatore d’occasione. Non spreca niente: vivo, morto, tenero, molle, vegetale o animale, tutto può diventare parte del menu.

In acquario questa caratteristica diventa evidente. Le piante possono essere tagliate, sradicate o mangiate; i pesci piccoli o lenti sono bersagli; lumache, avanzi di cibo e organismi deboli vengono rapidamente “ripuliti”. Non è cattiveria, ma efficienza biologica. Il Procambarus alleni non distingue tra decorazione, coinquilino e cena. Se può afferrarlo con le chele, lo valuterà seriamente come alimento.

Le sue chele sono il simbolo del suo carattere: strumenti da scavo, difesa, presa e alimentazione. Con esse esplora il mondo, sposta oggetti, minaccia rivali, afferra prede e smonta l’arredamento dell’acquario con la naturalezza di un operaio. Uno dei miei esemplari di Procamberus ha divelto le radici di talune piante, un altro ha assunto il ruolo di giardiniere potando ramoscelli. A tutto questo si aggiunge la tendenza a scavare: in natura il Procambarus alleni può costruire tane, soprattutto durante periodi secchi o stagioni riproduttive, e può così nascondersi nel terreno per lunghi periodi per evitare la disidratazione.

Per chi lo acquista bisogna ricordare che non è un soprammobile: è un crostaceo robusto, territoriale, curioso e instancabile. In una vasca comunitaria può trasformarsi nel protagonista, a danno degli altri ospiti. La sua presenza cambia l’equilibrio dell’ambiente: ove passa, qualcosa viene spostato, scavato, pizzicato, mangiato…

Essere onnivoro e adattabile significa sopravvivere quando il cibo cambia, quando l’acqua si ritira, quando l’ambiente diventa ostile. Il Procambarus alleni non abbisogna di una dieta raffinata: sfrutta ciò che trova. Tale elasticità alimentare lo rende resistente, pur potenzialmente problematico se liberato fuori dal proprio contesto. Le introduzioni fuori area sono spesso collegate al rilascio da acquari, e l’USGS (U.S. Geological Survey) segnala che gli impatti ecologici della specie nelle aree non native non sono ancora pienamente chiariti. Tuttavia, non dovrebbe essere liberato in laghetti, canali o ambienti naturali; non solo perché potrebbe sopravvivere meglio di quanto si creda, ma perché i gamberi d’acquario possono diventare vettori di problemi ecologici e sanitari per le specie locali. Perciò, taluni allevatori raccomandano di tenere il Procamberus alleni esclusivamente in acquario e non in laghetti da giardino.

Il Procambarus alleni non è davvero cattivo. È peggio: è coerente, un opportunista formidabile. Mangia, scava, si difende, si riproduce, occupa spazio, semina terrore. La sua bellezza blu attira, motivo di vanto, ma sotto quella corazza zaffiro c’è una macchina ecologica pronta a trasformare tutto in energia.

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